Un dipendente pubblico è stato condannato dalla Corte dei Conti dell’Umbria per danno da disservizio per aver effettuato un’ampia serie di accessi abusivi alle banche dati dell’istituto durante l’orario lavorativo. Consultando i dati personali di numerosi soggetti (tra cui colleghi e personaggi pubblici) per scopi estranei al servizio, l’operatore ha violato i doveri d’ufficio e leso il rapporto sinallagmatico tra stipendio percepito e prestazione resa.